domenica 11 marzo 2007


Il fattore K ovvero il fattore Kapanon.
Arte, design e architettura contemporanea nella zona industriale di Zermeghedo per un nuovo sviluppo nel Nordest

Luogo
zona industriale di Zermeghedo
Promotore
Comune di Zermeghedo
Ideazione e cura di
Cristiano Seganfreddo_FuoriBiennale
Soggetti coinvolti
Aziende ed imprese, artisti, designer ed architetti


Il fattore K, ossia il fattore “Kapanòn”.
Quale elemento è infatti più fondante della poetica territoriale del nordest se non il capannone? Oscurate le ville Venete, le linee palladiane e i dolci paesaggi collinari, le zone industriali sono diventate il fattore unifi cante del territorio veneto, il leit motif del suo sviluppo, la cifra della sua estetica.
Nella sola provincia di Vicenza sono state censite 530 zone industriali! che hanno cementato man mano tutto il territorio, trasformando il Veneto in una città diffusa, la cosiddetta “metropoli inconsapevole”, estesa e popolata come Los Angeles.
Ma il modello-non modello Nordest, che pure ha goduto degli onori della cronaca economica e sociale, negli ultimi trent’anni è arrivato ad una saturazione produttiva, territoriale e ideativa.
Il modello è in crisi. I distretti sono in crisi così come il sistema sociale. Le vie d’uscita, dettate da economisti e sociologi, sono sempre le stesse: cambiamento e innovazione, come fattori di sviluppo e di crescita.
Perché il sistema produttivo si appropri di tali fattori e li usi per una nuova fase di sviluppo, è necessario che queste condizioni divengano fattive e applicabili nella realtà. Ossia che ci sia qualcuno che spieghi alle aziende e al tessuto connesso cosa signifi ca essere innovativi, cosa signifi ca creatività, da dove si parte per progettare il proprio futuro.

E quale miglior luogo per riprogettare il proprio futuro se non partire proprio da quello che si è, da ciò che si ha in casa, dalla propria storia recente, dalle proprie radici ? E la nostra nuova radice è il Kapanòn.
Il Fattore K gioca proprio sul punto di forza di Zermeghedo: l’economia straordinaria prodotta nella quotidiana fatica del capannone, il luogo per antonomasia del fare veneto degli ultimi trent’anni al quale ora può essere data la giusta dignità creativa e sociale attraverso un progetto innovativo di public art.
Non possiamo dimenticare che lo sviluppo economico e sociale si è fatto nei capannoni. Questi spazi che hanno osteggiato il territorio, cambiandone defi nitivamente l’aspetto
e il senso, possono (e devono) rigenerarsi dando vita ad un curioso, nuovo motore di sviluppo.
Il Fattore K è quindi pensato come motore di una nuova stimolazione creativa all’interno della grande metropoli veneta.
Viviamo in una società di reti dove progettare signifi ca disegnare interfacce (digitali e ambientali, virtuali e tangibili, fisiche e fi silogiche): punti di contatto tra l’uomo, una determinata zona e il mondo.
Zermeghedo deve diventare così simbolo di una rinascita “rinascimentale” del territorio veneto, “non solo per lo spazio, ma per lo spazio della vita umana”.

Public Art è un termine coniato negli anni ’60 per un’arte promossa dalle pubbliche amministrazioni (based community projects) con intenti di riqualifi cazione del territorio, di riassetto urbanistico di aree degradate, di urban design, ripreso con più ampio signifi cato negli anni ’90 e centrato sul concetto di site specific, contesto entro il quale l’opera d’arte viene collocata in stretto rapporto con la specifi cità del luogo, secondo la più rigorosa pertinenza dell’una rispetto all’altro.
Alla base della Public Art sta il concetto di arte come forma comunicativa (si parla anche di social art o community art), specchio della molteplicità delle relazioni collettive, strumento di incentivazione e mediazione della genesi di aggregazione comunitaria, in grado di svolgere un ruolo attivo nelle dinamiche culturali e sociali del luogo in cui si colloca, arte che di quel luogo deve preservare la specifi cità, la storia, la memoria, il signifi cato conferitogli dalla gente che lo frequenta, i contenuti simbolici o psicologici: sotto questo punto di vista, la Public Art si identifi ca come effi cace mezzo per una riqualifi cazione non solo del territorio ma anche della vita relazionale della collettività che lo abita. Obsoleto il concetto sancito dalla legge 717 del 1949, variata dalla legge 3 marzo 1960, n. 237 e successive modifi che ed integrazioni, comunemente
nota come legge del 2%, secondo la quale l’arte possa o debba servire sostanzialmente ad abbellire e completare l’architettura, la Public Art incrocia la politica, la sociologia, la filosofia, l’urbanistica e segue linee sovrapponibili ai moderni concetti di architettura pubblica o d’uso pubblico.

Ma in parole povere, cosa succederà con il Fattore K a Zermeghedo?
La zona industriale sarà rivista e riprogettata dalla mano di artisti, designer e architetti, diventando un grande laboratorio creativo e visivo: un parco dell’arte in progress all’interno di una zona produttiva.
Non è il “solito” paese che si circonda di opere d’arte. Non si tratta di seminare lavori.
L’intento non è semplicemente quello di aver sculture o installazioni d’artista sparse nella zona industriale.
L’intento è quello di vedere operare giovani artisti nazionali e internazionali, artisti affermati, grandi designer o architetti assieme al comparto produttivo di quella zona industriale.
Le opere che vedranno pian piano nascere il parco scientifico saranno infatti le opere che gli artisti avranno prodotto in sinergia con le aziende di quel territorio, sulle facciate, sulle strade, nei parcheggi, nei giardini, nelle aree di produzione...
La capacità produttiva e ideativa aziendale si dovrà fondere con la forza creativa del contemporaneo per rivedere e ripensare il proprio sviluppo.
Anno dopo anno si svilupperanno così i progetti, fi nanziati dalle singole aziende, che trasformeranno visivamente la zona industriale. Non più un’area grigia e triste, ma un’area integrata con il territorio e con le persone che lo vivono e ci lavorano, capace di parlare un nuovo linguaggio.

L’operazione infatti permette di penetrare anche nei processi sociali ed economici. La frequentazione di artisti e creativi porta valori immateriali, fa crescere una sensibilità, sviluppa sinergie, diffonde una coscienza estetica diversa, anche e soprattutto per le nuove generazioni.
Il Fattore K si pone come partenza per la creazione di un sistema.
La costruzione di un progetto sulla zona industriale di Zermeghedo diventerebbe infatti simbolico per il Nordest e non solo.